Federico Napoli

Nuovi incroci di aMBRA mOROSI

Lungo i binari del quotidiano, scorre il fiume dell’Estensionismo di aMBRA mOROSI, ma la sua regola è l’indeterminatezza, la sua norma l’inafferrabilità, il suo credo l’incontrollabilità. La normalità del quotidiano viene così alterata dall’Estensionismo (come si addice ad un nuovo movimento) e questo è uno specifico atteggiamento artistico, ma anche una scelta espressiva ed un modo di affrontare il circostante. La norma, che nasce da un processo di razionalizzazione, trova la sua negazione nella parte pur sempre immediata che c’è in questa pittura, a conferma di una autonomia di fondo vantata dall’autrice nei confronti delle categorie della logica, uscendo dalla dimensione del consono per trovare una nuova (rinnovabile anch’essa) dimensione. L’essere programmaticamente diverso da se stesso è, così, il modo ultimo di porsi come astensionista, anche se formalmente tutto appare alline-ato ad un preciso modus pingendi. aMBRA mOROSI da anni percorre questa strada fatta di idee, di sensazioni, di emozioni; nella sua scrittura letteraria si possono trovare elementi dell’altro linguag-gio, quello pittorico, con un atteggiamento generale potenzialmente (anche se ancora non material-mente) proiettato verso la multimedialità.
Sul piano formale queste opere ripropongono una diversi-tà che va contro il buon senso comune del fruitore; sul piano tecnico costituiscono uno stimolo alla ricerca: ma sempre appare la sfaccettatura del quotidiano con le sue varianti, i suoi limiti da sfidare, le visuali diversificate. E’, così, una pittura che guarda al profondo, che coglie della realtà gli aspet-ti più interiori e segreti, viscerali. Realtà: parola che indica tutto e nulla, accomuna noto e scono-sciuto, afferma l’uno e il molteplice. Sembra quasi che Morosi porti avanti il suo Estensionismo per cogliere le contraddizioni del quotidiano, per indicare l’inadeguato, per comprendere l’aritmicità che crea volute dissonanze, per rappresentare con cromie luminose la vitalità dell’esistenza e dare di essa una sorta di memoria, proiettata però sul solo presente, quindi immanente. In tal modo, questa pittura è certo un modo di rappresentare, ma non un mezzo narrante, né documentale, bensì inter-pretativo, secondo i canoni di una realtà ampliata, onnicomprensiva, totale, volta a dare corpo os-sessivamente a quello che l’autrice carpisce al circostante inizialmente con il mezzo fotografico, poi rielaborandolo a livello mentale, quindi pittoricamente, finendo per rappresentare entità racchiuse e/o ripiegate su se stesse, chiuse come bozzoli ed impenetrabili all’altro.
L’assenza di uno spazio descritto e, quindi, di un tempo preciso, collocano il soggetto (sempre umano) in un contesto anti-classico, ma proprio questo anonimato immerge i soggetti in uno spazio ed in un tempo di sempre, quindi classici nella loro valenza. La sua pittura è il frutto di una convinzione nel valore incrollabile della pittura; è un atto di fede in essa, realizzata fuori dalle regole comuni, piuttosto concretizzata dentro le regole del molteplice e del simultaneo (simultaneità di sensazioni ed idee, forme riflessive e propositive), sorretta dalla emozione, volta a dare corpo a quest’ultima identificandosi con la stes-sa per estensione e durata.

E’, dunque, un fare artistico totalizzante, affermativo, pertanto positivo. Siamo, così, lontani da Francis Bacon e dalla sua negazione dell’uomo e dell’arte e citiamo l’autore britannico per certi passati accostamenti fatti proprio con la pittura di Morosi, indicando come i cammini dei due artisti siano, in effetti, divergenti fra loro. Di fronte a questa pittura molto assommante, fatta di molteplici riferimenti, ma realizzata seguendo un percorso di sintesi, pertanto sviluppata per sottrazione, po-tremmo ancora citare – variamente accostati fra loro – le cromie e la consunzione delle forme sotto gli effetti della luce in Pontormo, le ultime frange della tradizione impressionista (Bonnard) o la fra-se di Robbe-Grillet la cultura è di fronte alla necessità di elaborare altri strumenti narrativi deci-samente antitetici, o ancora Baudelaire ed i suoi antiromanzi (qui, in effetti siamo di fronte ad un’antipittura ed è necessario che questo avvenga per potere affermare la novità antitradizionale e-stensionista): tutti aspetti volti ad indicare come le inevitabili esperienze culturali, i riferimenti, le radici di Morosi siano profonde e ramificate, anche se nello stesso momento mai tali da condiziona-re impedendo all’autrice la libera ispirazione, in ultimo la libertà di accettare o rifiutare per primo se stessa, poi l’altro, secondo una sorta di continuità esistenziale, di immedesimazione con la sua stes-sa pittura che mostra l’Estensionismo come un vasto e ricco campo punteggiato da stimoli diversi e volto a suscitarne ulteriori.. E’, infatti, questa una pittura aperta, una traccia, una pittura/ponte, un anello di congiunzione; è una pittura che supera ogni dualismo passato: figurativo-astratto, contenu-to-forma, organizzazione armonica-antiform, espressione-concettualità, o ancor più semplicemente di qua-di là. E’ una pittura nella quale il soggetto e l’ambiente si identificano fra loro dando vita ad un linguaggio universale, ad un chiaro corale umanismo. Pittura apparentemente visionaria (la realtà è straordinarietà irraggiungibile), in effetti frutto di una palese rielaborazione (allora, la realtà divie-ne una linea di confine volutamente violata).

Certo, con la rifondante pittura di Morosi che di volta in volta prende e lascia, sfogliando se stessa nell’altro – con termini quali minimale e materico, raffinato e povero, imprecisato e definito, segre-to e aperto, armonico e disarmonico -, con questa espressione artistica ci troviamo di fronte anche ad un’eco psicanalitica (o quanto meno ascrivibile alla sfera dell’inconscio), come pure si fa tesoro di elementi colti da lontane esperienze futuriste (la già citata simultaneità) o dalle più recenti sugge-stioni neo-figurative (Ciò che rappresentiamo non ha nulla a che fare con il soggetto, dando vita piuttosto ad una nuova realtà, scrive Thomas Ruff). E’ un intero cosmo pittorico che si affianca ad esperienze del Novecento (Espressionismo e Informale, ad esempio), come pure, passando alla sua parallela anche se molto meno frequentata attività linguistico-letteraria, potremmo parlare di un tes-suto falsamente semplice e quotidiano, teso non al dominio della parola ma al valore dell’esperienza, di spiccata incandescenza (con le dovute trasposizioni, non è forse quanto aMBRA mOROSI fa in pittura?). Qui non c’è né convenzione né mimèsi, ma come giustamente fa un’avanguardia (l’Estensionismo è tale in quanto persegue un definito programma sorretto da una specifica volontà di rottura) e un movimento sperimentale, essa riprende luoghi obbligati, rove-sciandoli (Edoardo Sanguineti).

L’insieme – anche colto – che se ne ottiene, diviene un prodotto estremamente personale nel pano-rama artistico contemporaneo, dove forma e colore, tecnica e tagli compositivi, spunti iniziali e conclusioni finali, spazio e tempo, si assommano in una espressione totalizzatrice, lungo nuovi in-croci espressivi.

Firenze, febbraio 2007

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